Rete dei Comuni Solidali Comuni della Terra per il Mondo

La Rete dei Comuni solidali, Comuni della Terra per il Mondo, un progetto nato per volontà di alcuni amministratori piemontesi, sta trovando consensi e adesioni fra i Comuni di tutta Italia.
La Rete parte da Carmagnola, Bra, Carignano, Moretta, comuni di tradizione contadina dove la terra ha risposto positivamente e determinato l’economia.
In seguito ad alcuni viaggi “solidali” in America Latina, gli amministratori di Carmagnola e di altri piccoli Comuni capiscono che è giunto il tempo (in questo nuovo millennio), di “guardare” oltre i propri confini. Aiutando concretamente il Terzo Mondo, in effetti si aiutano le prossime generazioni (i nostri figli) a vivere in un mondo con meno differenze sociali ed economiche.

La Rete per dare gambe concrete a progetti di solidarietà internazionale.
Un impegno teso a scavalcare lunghezze e burocrazie delle Organizzazioni Non Governative e mirare a progetti magari piccoli, ma di facile e veloce realizzazione.
I Comuni che hanno aderito alla Rete sono politicamente trasversali e puntano su obiettivi concreti e massima trasparenza.

Una associazione che coinvolga direttamente i Comuni “ricchi” con i Comuni “poveri”.
Nasce l’esigenza di una cooperazione decentrata, che avvii il contatto diretto fra amministratori, tecnici, volontari, dei comuni “ricchi” con paesi e amministrazioni meno fortunate.

La Rete nasce anche per sfatare un altro luogo comune.
Per promuovere cooperazione non occorre avere grandi cifre a disposizione ed uffici e personale a tempo pieno.
Lavorando In Rete, è possibile superare piccoli problemi pratici e tecnici.

I presupposti della Rete sono semplici: il Comune, in qualunque paese del nord e sud del mondo, rimane punto fondamentale per mettere basi alla democrazia. Per il cittadino il suo Comune rappresenta un posto di transito obbligato sia per reperire qualunque tipo di informazione inerenti il rapporto con la pubblica amministrazione e sia per tutto quanto concerne la vita di tutti i giorni. Nelle realtà medie e piccole questo rapporto è ancora più radicato.
Il Comune dunque può essere una cinghia di trasmissione efficace tra i cittadini per nuovi progetti.
L’amministrazione comunale non significa solo burocrazia, ma soprattutto impiego di energie, intelligenze, persone capaci di comunicare, progettare, amministrare: si possono mettere a disposizione queste esperienze.Occorre liberare i Comuni dalla vecchia concezione di luoghi adatti a svolgere semplicemente l’amministrazione ordinaria.
Ovviamente questo comporta un cambiamento di rapporto che non è automatico. E’ necessario per l’ente un cambiamento di mentalità e di ruolo della pubblica amministrazione che deve allargare gli spazi d’orizzonte troppo spesso limitati ai problemi spiccioli della macchina burocratica e organizzativa del Comune.

Non solo asfalto, punti luce, fognature, ma anche la possibilità di guardare oltre i confini.

I Comuni che hanno aderito alla Rete sono in gran parte medio piccoli, con bilanci ridotti e risorse minime. I comuni hanno capito che mettendosi in rete possono partecipare a progetti di cooperazione. Un esempio Per costruire un pozzo nel Sahel bastano 1000/1500 euro. Cinque, sei, comuni, con cifre facilmente sostenibili, possono partecipare.

Ne è un esempio uno dei primi Comuni che ha aderito, il Comune di Sambuco, in provincia di Cuneo, con i suoi 89 abitanti.

La Rete dei Comuni Solidali: Comuni della Terra per il Mondo è stata fondata il 14 ottobre del 2003 a Pinerolo, alla presenza dei primi 100 comuni che hanno aderito.

L’articolo 5 dello Statuto precisa come l’adesione alla Rete “sia un obiettivo perseguito per migliorare lo scambio fra culture diverse. Gli aderenti alla Rete si impegnano a promuovere sul territorio manifestazioni che coinvolgano la popolazione in genere ed in particolare le scuole”.
Per i Comuni che vi aderiscono non è stato contemplato nessun tipo di obbligo, se non quello morale di promuovere solidarietà e sensibilizzazione sul territorio. Si confida infatti che stando in Rete l’esempio di molti comuni che da anni sono attivi con progetti di cooperazione, possa bastare per innescare il meccanismo di coinvolgimento.

Anche la quota di adesione è stata deliberata con una cifra simbolica: 50 euro per i Comuni sotto i 5000 abitanti e 100 euro per i Comuni con più di 5000 abitanti e 300 euro per le Province. Per permettere ai comuni anche piccoli di aderire.

Lo Statuto, inoltre, ha previsto la figura del Comune capofila, per decentrare l’organizzazione e renderla snella operativamente. I Comuni che si raggruppano possono sviluppare progetti ed iniziative di solidarietà in modo aggregato sotto l’egida di Recosol, pur mantenendo piena autonomia rispetto ai singoli progetti.

I Comuni interessati a mettersi in contatto possono richiedere informazioni scrivendo a coordinamento@comunisolidali.org, oppure telefonando ai numeri 011.9724245 o 0122.48934